Quando la fiducia vale più del controllo
Dominik Neidhart al Rotary Club Locarno: dall’America’s
Cup una storia di leadership, responsabilità e collaborazione
Quanto possono contare due centimetri su una barca
dell’America’s Cup?
Apparentemente poco. Ma se una regolazione della vela viene
eseguita venti secondi più lentamente, la barca perde metri. Ripetuto decine di
volte, un piccolo ritardo può trasformarsi in un grande svantaggio.
È uno degli esempi con cui Dominik Neidhart ha
portato il pubblico del Rotary Club Locarno dentro il mondo dell’America’s Cup
durante la conferenza “All Hands on Deck”, organizzata l’8 settembre
all’Hotel Belvedere di Locarno.
Velista professionista, Neidhart ha partecipato a tre
campagne di America’s Cup ed è stato membro dell’equipaggio di Alinghi,
protagonista della storica vittoria del 2003. Oggi è keynote speaker,
management coach e consulente sui temi della leadership, del teamwork e
della cultura della collaborazione.
Ma la vera domanda della serata era un’altra: come si
trasforma un gruppo di persone molto competenti in una squadra capace di
raggiungere insieme un risultato straordinario?
Se non ti fidi, controlli
Su una barca dell’America’s Cup nessuno può fare tutto. Il tattico decide dove andare, il timoniere sente il
comportamento della barca, chi regola le vele interviene con estrema precisione
e il team meteorologico trasforma migliaia di dati in poche informazioni utili. Non c’è tempo per controllare il lavoro degli altri. Bisogna
fidarsi.
Neidhart lo ha sintetizzato così: quando la fiducia
diminuisce, aumenta il bisogno di controllo. E controllare costa tempo,
energia e attenzione.
Ma la fiducia va meritata. Si costruisce facendo ciò che si
dice, lavorando nell’interesse del gruppo, continuando a migliorare e ottenendo
risultati quando gli altri contano su di noi.
In altre parole: fiducia e responsabilità personale vanno
insieme.
Prima discutere. Poi agire.
Durante lo sviluppo di Alinghi lavoravano insieme
progettisti, costruttori, velisti, meteorologi e specialisti di discipline
diverse.
Nella preparazione era necessario confrontarsi, ascoltare e
mettere in discussione anche soluzioni consolidate. È dalla combinazione di
competenze differenti che nasce l’innovazione.
Poi arriva la gara. E tutto cambia.
Un comando, un linguaggio comune e ognuno sa cosa fare.
Alinghi aveva preparato un playbook di circa 250
pagine, con manovre, ruoli e responsabilità definiti. Dietro a una
decisione presa in pochi secondi c’erano mesi di confronto e allenamento.
Un principio semplice anche per il lavoro: prima serve
spazio per idee diverse; quando la decisione è presa, bisogna saper agire
insieme.
Il successo di ieri non basta
Alinghi riuniva persone con esperienze straordinarie.
Eppure, ha raccontato Neidhart, anche velisti con titoli mondiali e vittorie
nell’America’s Cup continuavano ad ascoltare, imparare e condividere le proprie
conoscenze.
Una frase citata durante la serata lo riassume bene:
“Always try to do something and not to be someone.”
Cercare di fare qualcosa, invece di vivere di ciò che si è
già raggiunto.
Un concetto particolarmente attuale: nell’America’s Cup,
come nel mondo del lavoro, cambiano tecnologie, regole e competenze. Quello
che ha portato al successo ieri può non bastare domani.
“Winning is human”
Le moderne barche dell’America’s Cup sono macchine
straordinarie. Software, sensori, materiali e dati permettono prestazioni
incredibili. Ma anche gli avversari dispongono di tecnologie eccezionali.
A fare la differenza restano quindi le persone: chi
interpreta le informazioni, decide sotto pressione, comunica con chiarezza, si
assume responsabilità e si fida degli altri.
Da qui una delle frasi conclusive di Neidhart:
“Winning is human.” — Vincere resta umano.
Ed è proprio qui che “All Hands on Deck” trova
naturalmente il suo posto nel programma del Rotary Club Locarno.
Un Rotary Club mette attorno allo stesso tavolo professioni,
generazioni ed esperienze diverse. Portare a Locarno una personalità come
Dominik Neidhart significa creare un’occasione per ascoltare un’esperienza
fuori dall’ordinario e riportarne gli insegnamenti nella propria realtà
professionale, associativa o personale.
È anche questo il significato di “Cultura che unisce”,
il tema scelto dal Rotary Club Locarno per l’anno 2026–27: cultura come
apertura ad altre esperienze e come modo di condividere conoscenze,
assumersi responsabilità e costruire fiducia.
Dall’America’s Cup alla vita quotidiana cambiano le
dimensioni. Le domande molto meno:
Ci fidiamo davvero delle persone con cui lavoriamo?
Ci assumiamo la nostra parte di responsabilità?
Stiamo lavorando insieme oppure stiamo davvero facendo squadra?
Perché una squadra non nasce quando molte persone lavorano
allo stesso progetto. Nasce quando riescono a fidarsi e mettere le proprie
competenze al servizio dello stesso obiettivo.
Working together wins.
ISP