Machiavelli oltre il mito: quando la cultura
aiuta a capire il presente
Con il Prof. Jean-Jacques Marchand, il Rotary
Club Locarno ha attraversato la Firenze di Machiavelli, Leonardo e Michelangelo
per arrivare a domande che, cinque secoli dopo, continuano a riguardarci: che
cosa rende solido uno Stato? Quali limiti deve avere il potere? Quanto contano
le istituzioni rispetto alle persone che le guidano? Una serata che ha dato un
significato concreto al tema dell’anno, “Cultura che unisce”.
«Il fine giustifica i mezzi».
È probabilmente la frase più facilmente
associata a Niccolò Machiavelli. Eppure Machiavelli, in questa forma, non
l’ha mai scritta. Nel tempo è diventata una sintesi del cosiddetto
“machiavellismo”, contribuendo a costruire l’immagine di un pensatore cinico,
disposto a giustificare qualsiasi comportamento pur di conservare il potere.
Proprio da queste interpretazioni spesso
contraddittorie ha preso le mosse il Prof. Jean-Jacques Marchand nella
conferenza organizzata dal Rotary Club Locarno all’Hotel Belvedere: per
comprendere Machiavelli, ha spiegato, bisogna prima riportarlo nel suo tempo,
nella sua esperienza e soprattutto nella sua Firenze.
Professore emerito di letteratura italiana
all’Università di Losanna e Accademico emerito dell’Accademia della Crusca,
Marchand ha dedicato gran parte della propria attività scientifica al
Rinascimento e all’opera machiavelliana. La sua non è stata quindi una semplice
introduzione al Principe, ma il ritratto di un uomo profondamente
immerso nella vita politica, amministrativa e culturale del proprio tempo.
Prima del Principe, l’uomo della
Repubblica
Uno degli aspetti più interessanti della serata
è stato proprio scoprire un Machiavelli diverso da quello ridotto a poche
citazioni celebri. Entrato nel 1498 al servizio della Repubblica
fiorentina, controllava il lavoro dei funzionari sul territorio, interveniva
nelle controversie fra comunità, affrontava problemi di difesa e, quando
necessario, si recava personalmente sul posto.
Questo è fondamentale per comprenderne il
pensiero: Machiavelli parte dall’esperienza. Viaggia, negozia, incontra
governanti, osserva guerre, successi e fallimenti e cerca poi di capire perché
alcuni Stati resistano e altri crollino, perché certe decisioni funzionino in
determinate circostanze e falliscano in altre.
Marchand ha raccontato, ad esempio, come
l’esperienza della guerra contro Pisa e i problemi provocati dalle truppe
mercenarie abbiano contribuito alla convinzione di Machiavelli che uno Stato
dovesse sapersi difendere con forze proprie. Anche gli Svizzeri del suo tempo
diventarono per lui oggetto di osservazione e riflessione.
Machiavelli, ha ricordato efficacemente
Marchand, non viaggiava “come una valigia”: si fermava, osservava le
istituzioni e cercava di comprendere come funzionasse una società.
Conoscere prima di giudicare: un metodo che
conserva ancora oggi tutta la sua forza.
Machiavelli, Leonardo e Michelangelo: una
cultura senza confini
La conferenza ha mostrato anche quanto sia
artificiale separare politica, arte, ingegneria e cultura quando si parla del
Rinascimento. Machiavelli, Leonardo da Vinci e Michelangelo
non sono semplicemente tre grandi nomi vissuti nella stessa Firenze. Le loro
storie arrivano concretamente a incrociarsi.
Uno degli episodi più affascinanti raccontati
da Marchand riguarda il conflitto con Pisa: Leonardo elaborò un ambizioso
progetto per intervenire sul corso dell’Arno, mentre Machiavelli era
direttamente coinvolto sul piano politico e amministrativo nella strategia
fiorentina. Il progetto non raggiunse l’obiettivo previsto, ma rimane una
testimonianza straordinaria di una realtà nella quale ingegneria e politica
potevano far parte dello stesso progetto.
Marchand ha richiamato anche Michelangelo e il David,
collocato davanti a Palazzo Vecchio come simbolo della Repubblica fiorentina,
oltre alle grandi commissioni artistiche legate alla vita politica della città.
Arte, ingegneria, diplomazia e politica
facevano parte dello stesso ecosistema culturale. Ed è forse proprio questo uno
degli insegnamenti più affascinanti del Rinascimento: le grandi
trasformazioni avvengono quando competenze e prospettive differenti riescono a
incontrarsi.
È difficile immaginare un esempio più concreto
di “Cultura che unisce”.
La “verità effettuale”: guardare il mondo per
quello che è
Dopo anni di esperienza politica e diplomatica,
Machiavelli arriva nel 1513 alla redazione del Principe.
Marchand ha spiegato come l’opera metta a
confronto ciò che Machiavelli aveva appreso dagli autori antichi con quanto
aveva osservato direttamente. Il suo obiettivo non è descrivere il governante
ideale, ma capire concretamente come nasce e si mantiene uno Stato, perché
il potere si consolida o si perde e quali condizioni rendano un sistema
politico solido oppure fragile.
Al centro troviamo uno dei concetti più moderni
di Machiavelli: la ricerca della “verità effettuale della cosa”.
Gli uomini non sono perfetti, le circostanze
cambiano e ciò che funziona in una situazione può fallire in un’altra.
Governare significa quindi confrontarsi con la realtà, non soltanto con ciò che
idealmente vorremmo che fosse.
Ed è qui che Machiavelli diventa anche scomodo. Durante il dibattito è emersa una domanda
fondamentale: fino a dove può arrivare chi governa in nome dell’interesse
dello Stato?
Marchand ha sottolineato che Machiavelli non
offre una formula semplice. Il governante può trovarsi davanti a decisioni
moralmente difficili, ma non dovrebbe agire per il proprio interesse personale.
E, soprattutto in una repubblica, esistono organismi e istituzioni chiamati a
limitarne il potere.
Ma è sufficiente affidarsi alla coscienza di
chi governa? Che cosa accade quando un leader identifica il proprio interesse
con quello dello Stato?
Machiavelli non ci consegna risposte facili. Ci
costringe a formulare meglio le domande.
Perché le istituzioni contano
Nei Discorsi, la riflessione di
Machiavelli si allarga ulteriormente alla repubblica, alla libertà e al ruolo
del conflitto. Marchand ha ricordato come, per Machiavelli, il
conflitto non sia necessariamente distruttivo. Nella Roma repubblicana il
confronto tra gruppi sociali diversi poté contribuire alla nascita di nuovi
equilibri e istituzioni; a Firenze, invece, rivalità e interessi particolari
non produssero sempre lo stesso risultato.
È una riflessione sorprendentemente attuale.
Una democrazia non elimina il conflitto. Lo
organizza attraverso istituzioni capaci di trasformare interessi e visioni
differenti in confronto politico, evitando che una parte possa
semplicemente cancellare le altre.
Sarebbe anacronistico attribuire direttamente a
Machiavelli la moderna separazione tra potere legislativo, esecutivo e
giudiziario. Ma la sua riflessione appartiene a quella tradizione repubblicana
che pone al centro la legge, la partecipazione civile, il governo misto e la
necessità di limitare il potere.
Ed è qui che una conferenza sul Rinascimento
diventa improvvisamente una conferenza sul presente.
Le democrazie moderne devono continuamente
chiedersi quanto il funzionamento delle istituzioni possa dipendere dalle
qualità delle persone che temporaneamente le guidano e quanto, invece, debbano
esistere contrappesi abbastanza solidi da resistere alla concentrazione del
potere, qualunque sia l’orientamento politico di chi governa.
Il tema non appartiene alla destra o alla
sinistra. Riguarda il funzionamento stesso di una società libera.
Machiavelli non offre una ricetta per il XXI
secolo e sarebbe sbagliato utilizzarlo per applicare semplicemente l’etichetta
“machiavellico” a un leader contemporaneo. Può però aiutarci a porre domande
ancora essenziali: qual è la differenza tra leadership e potere? Quando
l’interesse dello Stato diventa la giustificazione di chi governa? E quali
istituzioni servono affinché anche una leadership forte rimanga sottoposta alla
legge e al controllo?
Perché il Rotary deve parlare anche di questo
Il Rotary non è un partito politico e non ha il
compito di dire ai propri soci o alla società che cosa pensare o votare.
Ma questo non significa rinunciare alle grandi
questioni civili.
È anche questo il valore di un Club: mettere
attorno allo stesso tavolo persone provenienti da professioni, esperienze e
sensibilità differenti e creare le condizioni perché una competenza autorevole
diventi occasione di confronto per tutti.
Invitare uno studioso come Jean-Jacques
Marchand significa utilizzare la conoscenza per sviluppare capacità di
giudizio, favorire il dialogo e confrontare idee senza trasformare le
differenze in schieramenti.
Non dire che cosa pensare.
Ma offrire strumenti per pensare meglio.
Comprendere la storia prima di trasformarla in
uno slogan. Distinguere leadership e potere. Discutere di politica senza fare
politica di parte. Riconoscere il valore delle istituzioni e accettare che
persone informate e responsabili possano arrivare a conclusioni differenti.
Anche questo è educazione civica. E anche
questo può essere servizio alla comunità.
Serate come questa raccontano quindi anche che
cosa vuole essere il Rotary Club Locarno: un luogo di amicizia e service, ma
anche uno spazio nel quale competenze, cultura e confronto aiutano a
comprendere con maggiore consapevolezza il mondo nel quale viviamo.
Cultura che unisce
La
serata con Jean-Jacques Marchand ha dato un significato particolarmente
concreto al tema scelto dal presidente del Rotary Club Locarno, Ingo Specht,
per l’anno rotariano in corso: “Cultura che unisce”. La cultura unisce quando mette in relazione
Machiavelli con Leonardo e Michelangelo, la politica con l’arte, l’ingegneria
con la storia.
Unisce quando collega la Repubblica fiorentina
di cinquecento anni fa alle domande che ancora oggi ci poniamo sulla
leadership, sulla libertà e sui limiti del potere. E unisce quando persone con opinioni differenti
riescono a partire dalla conoscenza anziché dalla contrapposizione.
Tra pochi giorni un gruppo del Rotary Club
Locarno raggiungerà Vinci e Firenze per un viaggio culturale dedicato a
Leonardo da Vinci. Dopo questa serata, Palazzo Vecchio, l’Arno, il David e la
Firenze rinascimentale avranno inevitabilmente qualche significato in più.
In fondo, il viaggio a Firenze è già
cominciato.
ISP