Machiavelli oltre il mito: quando la cultura aiuta a capire il presente

Tuesday, September 29, 2026

Ingo Specht

Machiavelli oltre il mito: quando la cultura aiuta a capire il presente

Con il Prof. Jean-Jacques Marchand, il Rotary Club Locarno ha attraversato la Firenze di Machiavelli, Leonardo e Michelangelo per arrivare a domande che, cinque secoli dopo, continuano a riguardarci: che cosa rende solido uno Stato? Quali limiti deve avere il potere? Quanto contano le istituzioni rispetto alle persone che le guidano? Una serata che ha dato un significato concreto al tema dell’anno, “Cultura che unisce”.

«Il fine giustifica i mezzi».

È probabilmente la frase più facilmente associata a Niccolò Machiavelli. Eppure Machiavelli, in questa forma, non l’ha mai scritta. Nel tempo è diventata una sintesi del cosiddetto “machiavellismo”, contribuendo a costruire l’immagine di un pensatore cinico, disposto a giustificare qualsiasi comportamento pur di conservare il potere.

Proprio da queste interpretazioni spesso contraddittorie ha preso le mosse il Prof. Jean-Jacques Marchand nella conferenza organizzata dal Rotary Club Locarno all’Hotel Belvedere: per comprendere Machiavelli, ha spiegato, bisogna prima riportarlo nel suo tempo, nella sua esperienza e soprattutto nella sua Firenze.

Professore emerito di letteratura italiana all’Università di Losanna e Accademico emerito dell’Accademia della Crusca, Marchand ha dedicato gran parte della propria attività scientifica al Rinascimento e all’opera machiavelliana. La sua non è stata quindi una semplice introduzione al Principe, ma il ritratto di un uomo profondamente immerso nella vita politica, amministrativa e culturale del proprio tempo.

Prima del Principe, l’uomo della Repubblica

Uno degli aspetti più interessanti della serata è stato proprio scoprire un Machiavelli diverso da quello ridotto a poche citazioni celebri. Entrato nel 1498 al servizio della Repubblica fiorentina, controllava il lavoro dei funzionari sul territorio, interveniva nelle controversie fra comunità, affrontava problemi di difesa e, quando necessario, si recava personalmente sul posto.

Questo è fondamentale per comprenderne il pensiero: Machiavelli parte dall’esperienza. Viaggia, negozia, incontra governanti, osserva guerre, successi e fallimenti e cerca poi di capire perché alcuni Stati resistano e altri crollino, perché certe decisioni funzionino in determinate circostanze e falliscano in altre.

Marchand ha raccontato, ad esempio, come l’esperienza della guerra contro Pisa e i problemi provocati dalle truppe mercenarie abbiano contribuito alla convinzione di Machiavelli che uno Stato dovesse sapersi difendere con forze proprie. Anche gli Svizzeri del suo tempo diventarono per lui oggetto di osservazione e riflessione.

Machiavelli, ha ricordato efficacemente Marchand, non viaggiava “come una valigia”: si fermava, osservava le istituzioni e cercava di comprendere come funzionasse una società.
Conoscere prima di giudicare: un metodo che conserva ancora oggi tutta la sua forza.

Machiavelli, Leonardo e Michelangelo: una cultura senza confini

La conferenza ha mostrato anche quanto sia artificiale separare politica, arte, ingegneria e cultura quando si parla del Rinascimento. Machiavelli, Leonardo da Vinci e Michelangelo non sono semplicemente tre grandi nomi vissuti nella stessa Firenze. Le loro storie arrivano concretamente a incrociarsi.

Uno degli episodi più affascinanti raccontati da Marchand riguarda il conflitto con Pisa: Leonardo elaborò un ambizioso progetto per intervenire sul corso dell’Arno, mentre Machiavelli era direttamente coinvolto sul piano politico e amministrativo nella strategia fiorentina. Il progetto non raggiunse l’obiettivo previsto, ma rimane una testimonianza straordinaria di una realtà nella quale ingegneria e politica potevano far parte dello stesso progetto.

Marchand ha richiamato anche Michelangelo e il David, collocato davanti a Palazzo Vecchio come simbolo della Repubblica fiorentina, oltre alle grandi commissioni artistiche legate alla vita politica della città.

Arte, ingegneria, diplomazia e politica facevano parte dello stesso ecosistema culturale. Ed è forse proprio questo uno degli insegnamenti più affascinanti del Rinascimento: le grandi trasformazioni avvengono quando competenze e prospettive differenti riescono a incontrarsi.

È difficile immaginare un esempio più concreto di “Cultura che unisce”.

La “verità effettuale”: guardare il mondo per quello che è

Dopo anni di esperienza politica e diplomatica, Machiavelli arriva nel 1513 alla redazione del Principe.

Marchand ha spiegato come l’opera metta a confronto ciò che Machiavelli aveva appreso dagli autori antichi con quanto aveva osservato direttamente. Il suo obiettivo non è descrivere il governante ideale, ma capire concretamente come nasce e si mantiene uno Stato, perché il potere si consolida o si perde e quali condizioni rendano un sistema politico solido oppure fragile.

Al centro troviamo uno dei concetti più moderni di Machiavelli: la ricerca della “verità effettuale della cosa”.

Gli uomini non sono perfetti, le circostanze cambiano e ciò che funziona in una situazione può fallire in un’altra. Governare significa quindi confrontarsi con la realtà, non soltanto con ciò che idealmente vorremmo che fosse.

Ed è qui che Machiavelli diventa anche scomodo. Durante il dibattito è emersa una domanda fondamentale: fino a dove può arrivare chi governa in nome dell’interesse dello Stato?

Marchand ha sottolineato che Machiavelli non offre una formula semplice. Il governante può trovarsi davanti a decisioni moralmente difficili, ma non dovrebbe agire per il proprio interesse personale. E, soprattutto in una repubblica, esistono organismi e istituzioni chiamati a limitarne il potere.

Ma è sufficiente affidarsi alla coscienza di chi governa? Che cosa accade quando un leader identifica il proprio interesse con quello dello Stato?
Machiavelli non ci consegna risposte facili. Ci costringe a formulare meglio le domande.

Perché le istituzioni contano

Nei Discorsi, la riflessione di Machiavelli si allarga ulteriormente alla repubblica, alla libertà e al ruolo del conflitto. Marchand ha ricordato come, per Machiavelli, il conflitto non sia necessariamente distruttivo. Nella Roma repubblicana il confronto tra gruppi sociali diversi poté contribuire alla nascita di nuovi equilibri e istituzioni; a Firenze, invece, rivalità e interessi particolari non produssero sempre lo stesso risultato.

È una riflessione sorprendentemente attuale.

Una democrazia non elimina il conflitto. Lo organizza attraverso istituzioni capaci di trasformare interessi e visioni differenti in confronto politico, evitando che una parte possa semplicemente cancellare le altre.

Sarebbe anacronistico attribuire direttamente a Machiavelli la moderna separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma la sua riflessione appartiene a quella tradizione repubblicana che pone al centro la legge, la partecipazione civile, il governo misto e la necessità di limitare il potere.

Ed è qui che una conferenza sul Rinascimento diventa improvvisamente una conferenza sul presente.
Le democrazie moderne devono continuamente chiedersi quanto il funzionamento delle istituzioni possa dipendere dalle qualità delle persone che temporaneamente le guidano e quanto, invece, debbano esistere contrappesi abbastanza solidi da resistere alla concentrazione del potere, qualunque sia l’orientamento politico di chi governa.

Il tema non appartiene alla destra o alla sinistra. Riguarda il funzionamento stesso di una società libera.

Machiavelli non offre una ricetta per il XXI secolo e sarebbe sbagliato utilizzarlo per applicare semplicemente l’etichetta “machiavellico” a un leader contemporaneo. Può però aiutarci a porre domande ancora essenziali: qual è la differenza tra leadership e potere? Quando l’interesse dello Stato diventa la giustificazione di chi governa? E quali istituzioni servono affinché anche una leadership forte rimanga sottoposta alla legge e al controllo?

Perché il Rotary deve parlare anche di questo

Il Rotary non è un partito politico e non ha il compito di dire ai propri soci o alla società che cosa pensare o votare.
Ma questo non significa rinunciare alle grandi questioni civili.

È anche questo il valore di un Club: mettere attorno allo stesso tavolo persone provenienti da professioni, esperienze e sensibilità differenti e creare le condizioni perché una competenza autorevole diventi occasione di confronto per tutti.

Invitare uno studioso come Jean-Jacques Marchand significa utilizzare la conoscenza per sviluppare capacità di giudizio, favorire il dialogo e confrontare idee senza trasformare le differenze in schieramenti.

Non dire che cosa pensare.

Ma offrire strumenti per pensare meglio.

Comprendere la storia prima di trasformarla in uno slogan. Distinguere leadership e potere. Discutere di politica senza fare politica di parte. Riconoscere il valore delle istituzioni e accettare che persone informate e responsabili possano arrivare a conclusioni differenti.

Anche questo è educazione civica. E anche questo può essere servizio alla comunità.

Serate come questa raccontano quindi anche che cosa vuole essere il Rotary Club Locarno: un luogo di amicizia e service, ma anche uno spazio nel quale competenze, cultura e confronto aiutano a comprendere con maggiore consapevolezza il mondo nel quale viviamo.

Cultura che unisce

La serata con Jean-Jacques Marchand ha dato un significato particolarmente concreto al tema scelto dal presidente del Rotary Club Locarno, Ingo Specht, per l’anno rotariano in corso: “Cultura che unisce”. La cultura unisce quando mette in relazione Machiavelli con Leonardo e Michelangelo, la politica con l’arte, l’ingegneria con la storia.
Unisce quando collega la Repubblica fiorentina di cinquecento anni fa alle domande che ancora oggi ci poniamo sulla leadership, sulla libertà e sui limiti del potere. E unisce quando persone con opinioni differenti riescono a partire dalla conoscenza anziché dalla contrapposizione.

Tra pochi giorni un gruppo del Rotary Club Locarno raggiungerà Vinci e Firenze per un viaggio culturale dedicato a Leonardo da Vinci. Dopo questa serata, Palazzo Vecchio, l’Arno, il David e la Firenze rinascimentale avranno inevitabilmente qualche significato in più.

In fondo, il viaggio a Firenze è già cominciato.

ISP

Prof. Jean-Jacques Marchand