Culture che si
incontrano, amicizie che restano
Per quasi due settimane
il Ticino è diventato un luogo d’incontro per una trentina di giovani tra i 15
e i 18 anni, arrivati da numerosi Paesi europei ed extraeuropei.
Lingue diverse, culture
diverse, esperienze personali e modi di vedere il mondo differenti. Ad unirli,
un programma fatto di sport, trekking, natura, cultura e soprattutto di vita
condivisa.
È questo il cuore del Rotary
Camp Ticino 2026 – “Trekking, Culture and Sports”, svoltosi dal 2 al 14
agosto con il sostegno dei Rotary Club di Bellinzona, Locarno,
Lugano, Lugano-Lago e Mendrisiotto e del Rotaract Ticino.
Ma il valore di un
Rotary Camp va ben oltre le attività proposte.
Quando l’esperienza
diventa incontro
Trascorrere quasi due
settimane insieme significa condividere giornate, affrontare piccole
difficoltà, aiutarsi, parlare, ridere, confrontarsi e scoprire progressivamente
chi c'è dietro una lingua, una nazionalità o un'abitudine diversa dalla
propria.
Per giovani che si
trovano in una fase importante della propria crescita, un’esperienza
internazionale di questo tipo può aprire prospettive nuove: aiuta a sviluppare
autonomia, curiosità, capacità di ascolto e rispetto per punti di vista
differenti.
Ed è proprio qui che si
manifesta quello che potremmo definire l’“effetto Rotary”.
Mettere in relazione
persone che probabilmente non si sarebbero mai incontrate, creare occasioni di
dialogo e permettere la nascita di amicizie oltre i confini significa
contribuire, nel proprio piccolo, a costruire comprensione reciproca.
Non a caso uno degli
obiettivi fondamentali dei programmi internazionali per i giovani del Rotary è
proprio quello di avvicinare culture differenti e favorire la comprensione e la
pace tra i popoli.
La pace, infatti, non
nasce soltanto dalle grandi decisioni internazionali. Comincia anche quando un
giovane impara a conoscere personalmente qualcuno che proviene da una realtà
diversa dalla propria e scopre che, al di là delle differenze, esistono aspirazioni,
interessi, preoccupazioni e speranze comuni.
Il Ticino come
territorio da vivere
Durante il Camp i
giovani hanno avuto modo di conoscere diverse realtà del nostro Cantone
attraverso attività sportive, escursioni e momenti culturali.
Tra le esperienze
vissute figurano, ad esempio, la scoperta del villaggio medievale di Tremona
e del Museo dei Fossili di Meride, insieme a numerose attività nella
natura e sul territorio.
Il programma non propone
quindi semplicemente dei luoghi da visitare, ma utilizza il Ticino come spazio
nel quale incontrarsi e fare esperienze insieme.
Anche Locarno ha
fatto parte di questo percorso.
Martedì 11 agosto i
giovani del Rotary Camp hanno infatti potuto vivere una serata al Locarno
Film Festival, assistendo in Piazza Grande alla proiezione di Congo Boy.
Una storia incentrata su
un giovane che cresce in una realtà segnata dalla guerra e che, nonostante le
difficoltà e le responsabilità familiari, continua a guardare al proprio
futuro.
Vedere insieme un film
di questo tipo assume un significato particolare per un gruppo composto da
giovani provenienti da contesti tanto differenti. Il cinema diventa così non
soltanto intrattenimento, ma un'occasione per osservare il mondo attraverso gli
occhi degli altri, confrontarsi e riflettere.
“Cultura che unisce”
Per il Rotary Club
Locarno questa esperienza si inserisce in modo particolarmente naturale nel
tema scelto per l’anno rotariano 2026–27: “Cultura che unisce”.
Cultura, in questo caso,
non significa soltanto arte, cinema, storia o conoscenza di un territorio.
Significa soprattutto incontro.Incontro tra lingue e
tradizioni diverse, tra giovani provenienti da Paesi lontani, tra generazioni e
tra persone che portano con sé esperienze differenti.
«Quando giovani provenienti da culture e realtà
diverse camminano, ridono, discutono e vivono insieme per quasi due settimane,
la cultura smette di essere qualcosa da osservare e diventa qualcosa da
condividere. È questo il significato più autentico di “Cultura che unisce”:
creare legami dove prima esistevano semplicemente delle distanze.»
Ingo Specht, Presidente Rotary Club Locarno
L’incontro con Rotary
Ticino
Verso la conclusione del
Camp, il 12 agosto a Lugano, i giovani hanno incontrato i rappresentanti
dei cinque Rotary Club ticinesi e del Rotaract Ticino.
È stato soprattutto un
momento di ascolto e di scambio. I partecipanti hanno
avuto l’occasione di presentarsi e raccontare ciò che li aveva maggiormente
colpiti durante le giornate trascorse in Ticino: le attività, i luoghi
visitati, le persone incontrate e le nuove amicizie nate all’interno del
gruppo.
Dalle loro parole
emergevano entusiasmo e gratitudine per l’esperienza vissuta.
Ma forse l’aspetto più
significativo era vedere come, dopo quasi due settimane insieme, giovani
arrivati da realtà molto differenti fossero ormai diventati un gruppo
affiatato.
Per i rappresentanti dei
Rotary Club presenti è stata anche l’occasione per confrontarsi direttamente
con loro e comprendere concretamente quale valore possa generare un progetto di
questo tipo.
Un impegno condiviso
dai Rotary Club ticinesi
Il Rotary Camp Ticino è
il risultato di una collaborazione che coinvolge i Rotary Club del Cantone e Rotaract Ticino,
che con il loro sostegno rendono possibile questa esperienza internazionale.
Anche il Rotary Club
Locarno ha scelto di sostenere concretamente il Camp 2026, riconoscendone
pienamente il valore nell’ambito dell’Azione per i giovani e dello
spirito internazionale del Rotary.
È un impegno che va
oltre il sostegno organizzativo: significa investire nelle nuove generazioni e
creare occasioni nelle quali giovani provenienti da differenti parti del mondo
possano conoscersi prima che pregiudizi e distanze diventino barriere.
Il Camp, inoltre, non è
un’esperienza isolata. Negli anni il progetto è diventato un appuntamento
ricorrente del Rotary in Ticino, permettendo a nuove generazioni di giovani di
conoscere il nostro territorio e, contemporaneamente, di incontrare coetanei
provenienti da numerose realtà internazionali.
Le persone dietro
l’esperienza
Un programma di quasi
due settimane richiede naturalmente anche persone capaci di accompagnare i
giovani, creare un ambiente sicuro e positivo e trasformare un programma di
attività in un’esperienza di gruppo.
Un ringraziamento
particolare va quindi a Dieter Schmid, punto di riferimento dei
partecipanti durante il Camp, che insieme al team di monitori li ha
accompagnati nelle diverse attività e nei numerosi spostamenti.
Il lavoro di chi segue
quotidianamente un gruppo internazionale di adolescenti resta spesso dietro le
quinte, ma rappresenta una parte essenziale del successo di un’esperienza come
questa.
Ciò che resta dopo il
Camp
Alla fine rimangono
naturalmente le fotografie, le escursioni, le giornate di sport, il Film
Festival e i tanti luoghi scoperti in Ticino.
Ma probabilmente il
risultato più importante non può essere misurato con un programma o con un
numero.
Sono le relazioni che
sono nate.
Giovani che tornano nei
propri Paesi conoscendo un po’ meglio il Ticino, ma soprattutto conoscendo un
po’ meglio persone provenienti da altre parti del mondo.
Se anche solo alcune di
queste amicizie continueranno nel tempo, se un incontro avrà cambiato un
pregiudizio o se un ragazzo avrà imparato a guardare una cultura diversa con
maggiore curiosità e rispetto, allora il Rotary Camp avrà raggiunto uno dei
suoi obiettivi più importanti.
Creare connessioni.
Aprire lo sguardo. Costruire comprensione.
È anche così che il
Rotary contribuisce, un incontro alla volta, a creare un mondo un po’ più
vicino.
ISP, 12.8.2026