Leonardo oltre il genio: immaginare il futuro, dare un senso al progresso

sabato 10 ottobre 2026

Ingo Specht, Presidente Rotary Club Locarno

Leonardo oltre il genio: immaginare il futuro, dare un senso al progresso

A Firenze, nella storica cornice di Palazzo Gondi, il Rotary Club Locarno ha incontrato un Leonardo da Vinci diverso da quello che siamo abituati a conoscere. L’architetto e studioso Oreste Ruggiero ha raccontato le aspirazioni, i progetti incompiuti e il pensiero filosofico di uno dei protagonisti del Rinascimento. Un viaggio nella storia che ci riporta a una domanda molto attuale: che cosa rende davvero utile il sapere?

Se Leonardo da Vinci vivesse oggi, che cosa farebbe con l’intelligenza artificiale? Progetterebbe macchine ancora più straordinarie, esplorerebbe nuove possibilità tecnologiche oppure tornerebbe, ancora una volta, a interrogarsi sull’essere umano?

È stata questa una delle domande poste dal presidente del Rotary Club Locarno, Ingo Specht, all’architetto Oreste Ruggiero al termine della conferenza dedicata a Leonardo da Vinci, svoltasi il 10 ottobre a Palazzo Gondi, nel cuore di Firenze.

Architetto, artista e saggista, Oreste Ruggiero dedica da molti anni una parte importante della propria attività allo studio dell'opera e del pensiero di Leonardo da Vinci. Ha collaborato con Carlo Pedretti, tra i maggiori studiosi leonardiani, ed è stato direttore artistico del Centro espositivo Leo-Lev di Vinci, contribuendo a iniziative di ricerca e valorizzazione del patrimonio artistico legato a Leonardo.
È inoltre Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

La risposta del relatore ha aperto una prospettiva inattesa. Leonardo, secondo Ruggiero, avrebbe conservato la sua instancabile curiosità, ma probabilmente avrebbe cercato nella filosofia le risposte alle domande che la tecnica, da sola, non può risolvere. Perché al centro della sua ricerca non c'erano soltanto le macchine, le invenzioni o le opere d’arte. C'era soprattutto l'uomo. È un modo diverso di guardare al genio universale. Non soltanto chiedersi che cosa Leonardo fosse capace di immaginare, ma quale significato cercasse attraverso le sue scoperte.

Che cosa serve perché le conoscenze diventino qualcosa di significativo per le persone?

Firenze e Palazzo Gondi: quando la storia diventa esperienza

Il viaggio culturale del Rotary Club Locarno, dal 9 all’11 ottobre, è stato concepito come un percorso attraverso il mondo di Leonardo: dalle sue origini a Vinci alla Firenze nella quale si formarono il suo pensiero, i suoi interessi artistici e le sue ambizioni. L'intenzione era andare oltre la visita ai monumenti e alle opere d'arte, per comprenderne il contesto storico, le persone e le idee che avevano reso possibile quella straordinaria stagione culturale.

La scelta di Palazzo Gondi per la conferenza non è stata casuale.

Il palazzo, la cui costruzione iniziò nel 1490 su progetto di Giuliano da Sangallo per il banchiere Giuliano Gondi, sorge nell'area dove si trovava anche una casa abitata da Ser Piero da Vinci, padre di Leonardo. Gli appunti dello stesso Leonardo testimoniano rapporti con Giuliano Gondi, mentre la famiglia fiorentina intratteneva relazioni economiche e commerciali che arrivavano fino a Costantinopoli. Curiosamente, anche Palazzo Gondi ha una storia di lunga realizzazione: avviato nel Rinascimento, venne completato nel suo assetto attuale soltanto nell'Ottocento.

In quelle sale, circondati dall'architettura e dalla memoria di una famiglia protagonista della Firenze rinascimentale, la conferenza ha assunto un significato particolare. I personaggi e gli avvenimenti raccontati non appartenevano più soltanto ai libri di storia: avevano lasciato tracce nei luoghi che ospitavano il nostro incontro.
E c'era un legame ancora più significativo: ascoltare il racconto delle aspirazioni architettoniche di Leonardo proprio all'interno di un palazzo realizzato da Giuliano da Sangallo, uno degli architetti più affermati del suo tempo.

Il Leonardo che non riuscì a realizzare tutto

Quando pensiamo a Leonardo da Vinci, ci vengono immediatamente in mente la Gioconda, l'Ultima Cena, l'Uomo vitruviano, le macchine volanti e gli straordinari studi sulla natura.

È l'immagine del genio universale, dell'uomo capace di anticipare il proprio tempo e di muoversi tra discipline differenti.

Ma Oreste Ruggiero ha scelto una prospettiva meno conosciuta: il Leonardo che desiderava diventare anche un grande architetto, ma che non sempre riuscì a vedere realizzate le proprie idee.

A Milano partecipò agli studi per il tiburio del Duomo, la struttura architettonica esterna che racchiude e protegge la cupola della cattedrale, ma la sua soluzione non fu adottata. Elaborò ambiziosi progetti architettonici, studiò nuove possibilità per la gestione delle acque e immaginò grandi infrastrutture. Molte di queste idee rimasero sulla carta.

Ruggiero ha raccontato queste vicende cercando di restituire al grande artista anche la sua dimensione umana: quella di un uomo con aspirazioni, delusioni, rivalità e un continuo desiderio di misurarsi con nuove sfide. Leonardo era riconosciuto e ricercato per le sue straordinarie capacità artistiche. Eppure il successo nella pittura non gli garantiva di realizzare tutto ciò che desiderava nell'architettura.

Era dunque un genio incompreso? Oppure un uomo che inseguiva possibilità troppo grandi per il proprio tempo?

Probabilmente sarebbe riduttivo definirlo in un modo o nell'altro. La sua storia mostra piuttosto che anche un talento eccezionale deve confrontarsi con i limiti della realtà, con le decisioni degli altri e con la distanza che separa un'idea dalla sua realizzazione.

Ma un progetto che non viene realizzato è necessariamente un progetto senza valore?

Un piccolo disegno, un ponte che attraversa cinque secoli

Uno degli episodi più affascinanti della conferenza riguarda il progetto elaborato da Leonardo, intorno al 1502–1503, per collegare le due sponde del Corno d'Oro, tra Costantinopoli e Galata.
In un piccolo disegno, accompagnato da poche annotazioni, Leonardo concentrò un'idea di straordinaria ambizione: un ponte capace di superare un ampio tratto d'acqua con un'unica grande campata, senza sostegni intermedi che ostacolassero la navigazione. La proposta, destinata al sultano Bayezid II, non si trasformò in una costruzione. Eppure la sua storia non si è fermata nel Cinquecento.

Nel 2019, un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha studiato la fattibilità del progetto, ricostruendo un modello in scala mediante 126 elementi stampati in 3D. L'obiettivo era verificare se una struttura ad arco in pietra, concepita con le conoscenze e i metodi costruttivi dell'epoca, avrebbe potuto essere stabile.

I risultati hanno mostrato la validità strutturale della soluzione esaminata.

Ruggiero ha presentato una propria interpretazione dei disegni leonardiani, individuando nei fogli collegati al progetto i possibili principi di una struttura sospesa. Una lettura diversa da quella esaminata dal MIT, che testimonia quanto quel progetto continui a suscitare studi e nuove ipotesi. Il relatore ha approfondito anche il possibile ruolo delle relazioni commerciali della famiglia Gondi con Costantinopoli nella vicenda della proposta di Leonardo. Si tratta di un'ipotesi storica ancora da verificare, ma che mostra quanto fosse articolato il mondo nel quale Leonardo cercava interlocutori e committenti.

Ed è proprio qui che emerge un altro aspetto importante della sua storia.

Per trasformare quel disegno in un ponte reale non sarebbe bastata la genialità del suo autore. Sarebbero occorsi un committente convinto, risorse economiche, competenze tecniche e persone capaci di collaborare per realizzare un progetto così ambizioso.

Anche le idee più straordinarie hanno bisogno degli altri per diventare realtà.

Il ponte non venne costruito. Ma, oltre cinquecento anni dopo, continua a essere studiato e a suscitare nuove riflessioni. Il suo valore non si esaurisce dunque nel risultato mancato: risiede anche nelle possibilità che quella ricerca ha lasciato aperte alle generazioni successive.

Dalla curiosità alla filosofia: che cosa insegna Leonardo al nostro tempo?

Un altro aspetto centrale della conferenza è stato il rapporto di Leonardo con la conoscenza.
Ruggiero ha ricordato come Leonardo attingesse continuamente agli studi del passato. Osservava, sperimentava, confrontava e cercava di comprendere i principi della natura per applicarli a problemi nuovi.

Nella sua visione, persino la pittura rappresentava qualcosa di più di un'espressione artistica. Era un mezzo per studiare la luce, le proporzioni, il movimento e l'ordine nascosto della natura.

E poi c'era la filosofia, un aspetto meno conosciuto del suo pensiero.

Ruggiero ha ricostruito il clima intellettuale della Firenze rinascimentale, ricordando anche il Concilio del 1439, quando la città ospitò un importante incontro tra rappresentanti della Chiesa latina e di quella bizantina. In quel periodo, il confronto tra tradizioni culturali e filosofiche contribuì alla circolazione di idee che avrebbero influenzato profondamente il Rinascimento.

La Firenze di Leonardo era quindi anche un luogo nel quale conoscenze, tradizioni e visioni del mondo differenti potevano incontrarsi e alimentare nuove forme di pensiero.

Ruggiero ha richiamato il neoplatonismo e la ricerca dell'armonia tra elementi apparentemente opposti, proponendone una lettura anche attraverso l'Uomo vitruviano, dove le proporzioni geometriche si incontrano con quelle del corpo umano.

È questa dimensione filosofica che il relatore invita a riscoprire per comprendere meglio Leonardo. Un uomo che non può essere ridotto all'immagine romantica di un genio al quale tutto riusciva senza fatica. Dietro le sue intuizioni c'erano studio, esperienza e un'insaziabile curiosità. Un insegnamento importante, anche per le nuove generazioni: il talento può aprire una strada, ma sono l'impegno, l'osservazione e la volontà di imparare che permettono di percorrerla.

E torniamo così alla domanda posta alla fine della conferenza: come si sarebbe mosso Leonardo nel mondo di oggi?

Viviamo in un'epoca nella quale l'intelligenza artificiale e le nuove tecnologie ci permettono di affrontare problemi e sviluppare soluzioni con una velocità prima impensabile. La quantità di conoscenze disponibili cresce continuamente e gli strumenti a nostra disposizione diventano sempre più potenti.

Ma la potenza di uno strumento non ci dice, da sola, quale sia il modo migliore di utilizzarlo. Oggi, come nel Rinascimento, dobbiamo ancora confrontarci con le conseguenze delle nostre scelte, con i bisogni delle persone e con la responsabilità di decidere quali obiettivi perseguire. Sarebbe sbagliato attribuire a Leonardo risposte già pronte per il XXI secolo. Il suo modo di ricercare, però, può aiutarci a riflettere.

La competenza ci aiuta a capire che cosa possiamo fare. La cultura ci aiuta a domandarci perché farlo, per chi e con quali conseguenze.

È una distinzione che riguarda la tecnologia, ma anche l'economia, la politica, le professioni e le decisioni della nostra vita quotidiana.

Il vero progresso non dipende soltanto da ciò che siamo capaci di inventare. Dipende anche dalla nostra capacità di utilizzare le conoscenze per migliorare concretamente la vita delle persone.

Cultura che unisce: il significato di un viaggio condiviso

Il viaggio a Firenze ha dato un significato particolarmente concreto al tema scelto dal Rotary Club Locarno per l'anno 2026–27: “Cultura che unisce”.

Un'esperienza di questo tipo non si esaurisce nella bellezza dei luoghi visitati o nel piacere di trascorrere qualche giorno insieme. Il suo valore cresce quando la conoscenza diventa occasione di confronto e quando ciò che abbiamo ascoltato continua ad accompagnarci anche dopo il ritorno a casa.

La conferenza di Ruggiero ne è stata un esempio. Ha permesso di guardare una figura universalmente conosciuta da prospettive diverse, di scoprire aspetti meno noti della sua vita e di porre domande che ci riguardano ancora oggi.

È anche un modo di vivere l'amicizia attraverso un'esperienza intellettuale condivisa. Ascoltare, discutere e confrontare punti di vista differenti arricchisce le relazioni e permette di conoscere meglio le persone con le quali condividiamo interessi e impegno.
Nello spirito del Rotary, queste relazioni hanno anche un valore più ampio. Il Club riunisce persone provenienti da professioni, generazioni ed esperienze diverse, creando occasioni nelle quali le conoscenze di ciascuno possono incontrarsi e completarsi.

Non ogni incontro culturale si trasforma automaticamente in un progetto di servizio. Ma la capacità di ascoltare, comprendere e mettere insieme competenze differenti è anche una delle condizioni per affrontare meglio i bisogni della comunità.

È particolarmente importante quando si tratta di sostenere i giovani, valorizzarne i talenti e offrire loro opportunità per sviluppare le proprie idee. La cultura, in questo senso, non è separata dall'impegno sociale. Può aiutarci a riconoscere meglio dove e come il nostro contributo possa essere utile.
Il percorso culturale del Club aveva preso avvio, pochi giorni prima della partenza, con la conferenza del professor Jean-Jacques Marchand su Niccolò Machiavelli. Due protagonisti della stessa Firenze rinascimentale ci hanno così accompagnato verso due questioni complementari.

Machiavelli ci ha invitati a riflettere sul potere, sulle istituzioni e sulla responsabilità di chi governa. Leonardo ci ha portati a interrogarci sul sapere, sull'innovazione e sulla responsabilità di chi immagina il futuro.

Nessuno dei due ci offre soluzioni già pronte per il mondo contemporaneo. Entrambi, però, ci insegnano l'importanza di osservare la realtà, cercare di comprenderla e non smettere di porci domande.
In fondo, Leonardo non vide mai realizzato il suo ponte sul Corno d'Oro. Cinque secoli dopo, quel piccolo disegno ha però riunito a Firenze un gruppo di persone, suscitando riflessioni che vanno ben oltre l'ingegneria.

È forse una bella immagine di ciò che la cultura può fare: non darci soltanto qualcosa da conoscere e ammirare, ma aprire nuove possibilità di pensiero, di incontro e, talvolta, anche di azione.

Perché ciò che impariamo acquista un valore ancora maggiore quando riusciamo a condividerlo e a trasformarlo in qualcosa di utile per gli altri.

ISP

Oreste Ruggiero, architetto, artista e studioso di Leonardo da Vinci.