Leonardo oltre il genio: immaginare il futuro,
dare un senso al progresso
A Firenze, nella storica cornice di Palazzo
Gondi, il Rotary Club Locarno ha incontrato un Leonardo da Vinci diverso da
quello che siamo abituati a conoscere. L’architetto e studioso Oreste Ruggiero
ha raccontato le aspirazioni, i progetti incompiuti e il pensiero filosofico di
uno dei protagonisti del Rinascimento. Un viaggio nella storia che ci riporta a
una domanda molto attuale: che cosa rende davvero utile il sapere?
Se Leonardo da Vinci vivesse oggi, che cosa
farebbe con l’intelligenza artificiale? Progetterebbe macchine ancora più
straordinarie, esplorerebbe nuove possibilità tecnologiche oppure tornerebbe,
ancora una volta, a interrogarsi sull’essere umano?
È stata questa una delle domande poste dal
presidente del Rotary Club Locarno, Ingo Specht, all’architetto Oreste
Ruggiero al termine della conferenza dedicata a Leonardo da Vinci, svoltasi
il 10 ottobre a Palazzo Gondi, nel cuore di Firenze.
Architetto, artista e saggista, Oreste Ruggiero dedica da molti anni una
parte importante della propria attività allo studio dell'opera e del pensiero
di Leonardo da Vinci. Ha collaborato con Carlo Pedretti, tra i maggiori
studiosi leonardiani, ed è stato direttore artistico del Centro espositivo
Leo-Lev di Vinci, contribuendo a iniziative di ricerca e valorizzazione del
patrimonio artistico legato a Leonardo.
È inoltre Commendatore dell'Ordine
al Merito della Repubblica Italiana.
La risposta del relatore ha aperto una
prospettiva inattesa. Leonardo, secondo Ruggiero, avrebbe conservato la sua
instancabile curiosità, ma probabilmente avrebbe cercato nella filosofia le
risposte alle domande che la tecnica, da sola, non può risolvere. Perché al
centro della sua ricerca non c'erano soltanto le macchine, le invenzioni o le
opere d’arte. C'era soprattutto l'uomo. È un modo diverso di guardare al genio
universale. Non soltanto chiedersi che cosa Leonardo fosse capace di
immaginare, ma quale significato cercasse attraverso le sue scoperte.
Che cosa serve perché le conoscenze diventino
qualcosa di significativo per le persone?
Firenze e Palazzo Gondi: quando la storia
diventa esperienza
Il viaggio culturale del Rotary Club Locarno,
dal 9 all’11 ottobre, è stato concepito come un percorso attraverso il mondo di
Leonardo: dalle sue origini a Vinci alla Firenze nella quale si formarono il
suo pensiero, i suoi interessi artistici e le sue ambizioni. L'intenzione era andare oltre la visita ai
monumenti e alle opere d'arte, per comprenderne il contesto storico, le persone
e le idee che avevano reso possibile quella straordinaria stagione culturale.
La scelta di Palazzo Gondi per la conferenza
non è stata casuale.
Il palazzo, la cui costruzione iniziò nel 1490
su progetto di Giuliano da Sangallo per il banchiere Giuliano Gondi, sorge
nell'area dove si trovava anche una casa abitata da Ser Piero da Vinci, padre
di Leonardo. Gli appunti dello stesso Leonardo testimoniano rapporti con
Giuliano Gondi, mentre la famiglia fiorentina intratteneva relazioni economiche
e commerciali che arrivavano fino a Costantinopoli. Curiosamente, anche Palazzo Gondi ha una storia
di lunga realizzazione: avviato nel Rinascimento, venne completato nel suo
assetto attuale soltanto nell'Ottocento.
In quelle sale, circondati dall'architettura e
dalla memoria di una famiglia protagonista della Firenze rinascimentale, la
conferenza ha assunto un significato particolare. I personaggi e gli
avvenimenti raccontati non appartenevano più soltanto ai libri di storia:
avevano lasciato tracce nei luoghi che ospitavano il nostro incontro.
E c'era un legame ancora più significativo:
ascoltare il racconto delle aspirazioni architettoniche di Leonardo proprio
all'interno di un palazzo realizzato da Giuliano da Sangallo, uno degli
architetti più affermati del suo tempo.
Il Leonardo che non riuscì a realizzare tutto
Quando pensiamo a Leonardo da Vinci, ci vengono
immediatamente in mente la Gioconda, l'Ultima Cena, l'Uomo
vitruviano, le macchine volanti e gli straordinari studi sulla natura.
È l'immagine del genio universale, dell'uomo
capace di anticipare il proprio tempo e di muoversi tra discipline differenti.
Ma Oreste Ruggiero ha scelto una prospettiva meno
conosciuta: il Leonardo che desiderava diventare anche un grande architetto,
ma che non sempre riuscì a vedere realizzate le proprie idee.
A Milano partecipò agli studi per il tiburio
del Duomo,
la struttura architettonica esterna che racchiude e protegge la cupola
della cattedrale, ma la sua
soluzione non fu adottata. Elaborò ambiziosi progetti architettonici, studiò
nuove possibilità per la gestione delle acque e immaginò grandi infrastrutture.
Molte di queste idee rimasero sulla carta.
Ruggiero ha raccontato queste vicende cercando
di restituire al grande artista anche la sua dimensione umana: quella di un
uomo con aspirazioni, delusioni, rivalità e un continuo desiderio di misurarsi
con nuove sfide. Leonardo era riconosciuto e ricercato per le
sue straordinarie capacità artistiche. Eppure il successo nella pittura non gli
garantiva di realizzare tutto ciò che desiderava nell'architettura.
Era dunque un genio incompreso? Oppure un uomo
che inseguiva possibilità troppo grandi per il proprio tempo?
Probabilmente sarebbe riduttivo definirlo in un
modo o nell'altro. La sua storia mostra piuttosto che anche un talento
eccezionale deve confrontarsi con i limiti della realtà, con le decisioni degli
altri e con la distanza che separa un'idea dalla sua realizzazione.
Ma un progetto che non viene realizzato è
necessariamente un progetto senza valore?
Un piccolo disegno, un ponte che attraversa
cinque secoli
Uno degli episodi più affascinanti della
conferenza riguarda il progetto elaborato da Leonardo, intorno al 1502–1503,
per collegare le due sponde del Corno d'Oro, tra Costantinopoli e Galata.
In un piccolo disegno, accompagnato da poche
annotazioni, Leonardo concentrò un'idea di straordinaria ambizione: un ponte
capace di superare un ampio tratto d'acqua con un'unica grande campata, senza
sostegni intermedi che ostacolassero la navigazione. La proposta, destinata al sultano Bayezid II,
non si trasformò in una costruzione. Eppure la sua storia non si è fermata nel
Cinquecento.
Nel 2019, un gruppo di ricercatori del
Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha studiato la fattibilità del
progetto, ricostruendo un modello in scala mediante 126 elementi stampati in
3D. L'obiettivo era verificare se una struttura ad arco in pietra, concepita
con le conoscenze e i metodi costruttivi dell'epoca, avrebbe potuto essere
stabile.
I risultati hanno mostrato la validità
strutturale della soluzione esaminata.
Ruggiero ha presentato una propria
interpretazione dei disegni leonardiani, individuando nei fogli collegati al
progetto i possibili principi di una struttura sospesa. Una lettura diversa da
quella esaminata dal MIT, che testimonia quanto quel progetto continui a
suscitare studi e nuove ipotesi. Il relatore ha approfondito anche il possibile
ruolo delle relazioni commerciali della famiglia Gondi con Costantinopoli nella
vicenda della proposta di Leonardo. Si tratta di un'ipotesi storica ancora da
verificare, ma che mostra quanto fosse articolato il mondo nel quale Leonardo
cercava interlocutori e committenti.
Ed è proprio qui che emerge un altro aspetto
importante della sua storia.
Per trasformare quel disegno in un ponte reale
non sarebbe bastata la genialità del suo autore. Sarebbero occorsi un
committente convinto, risorse economiche, competenze tecniche e persone capaci
di collaborare per realizzare un progetto così ambizioso.
Anche le idee più straordinarie hanno bisogno
degli altri per diventare realtà.
Il ponte non venne costruito. Ma, oltre
cinquecento anni dopo, continua a essere studiato e a suscitare nuove
riflessioni. Il suo valore non si esaurisce dunque nel risultato mancato:
risiede anche nelle possibilità che quella ricerca ha lasciato aperte alle
generazioni successive.
Dalla curiosità alla filosofia: che cosa
insegna Leonardo al nostro tempo?
Un altro aspetto centrale della conferenza è
stato il rapporto di Leonardo con la conoscenza.
Ruggiero ha ricordato come Leonardo attingesse
continuamente agli studi del passato. Osservava, sperimentava, confrontava e
cercava di comprendere i principi della natura per applicarli a problemi nuovi.
Nella sua visione, persino la pittura
rappresentava qualcosa di più di un'espressione artistica. Era un mezzo per
studiare la luce, le proporzioni, il movimento e l'ordine nascosto della
natura.
E poi c'era la filosofia, un aspetto meno
conosciuto del suo pensiero.
Ruggiero ha ricostruito il clima intellettuale
della Firenze rinascimentale, ricordando anche il Concilio del 1439, quando la
città ospitò un importante incontro tra rappresentanti della Chiesa latina e di
quella bizantina. In quel periodo, il confronto tra tradizioni culturali e
filosofiche contribuì alla circolazione di idee che avrebbero influenzato
profondamente il Rinascimento.
La Firenze di Leonardo era quindi anche un
luogo nel quale conoscenze, tradizioni e visioni del mondo differenti potevano
incontrarsi e alimentare nuove forme di pensiero.
Ruggiero ha richiamato il neoplatonismo e la
ricerca dell'armonia tra elementi apparentemente opposti, proponendone una
lettura anche attraverso l'Uomo vitruviano, dove le proporzioni
geometriche si incontrano con quelle del corpo umano.
È questa dimensione filosofica che il relatore
invita a riscoprire per comprendere meglio Leonardo. Un uomo che non può essere ridotto all'immagine
romantica di un genio al quale tutto riusciva senza fatica. Dietro le sue
intuizioni c'erano studio, esperienza e un'insaziabile curiosità. Un insegnamento importante, anche per le nuove
generazioni: il talento può aprire una strada, ma sono l'impegno,
l'osservazione e la volontà di imparare che permettono di percorrerla.
E torniamo così alla domanda posta alla fine
della conferenza: come si sarebbe mosso Leonardo nel mondo di oggi?
Viviamo in un'epoca nella quale l'intelligenza
artificiale e le nuove tecnologie ci permettono di affrontare problemi e
sviluppare soluzioni con una velocità prima impensabile. La quantità di
conoscenze disponibili cresce continuamente e gli strumenti a nostra
disposizione diventano sempre più potenti.
Ma la potenza di uno strumento non ci dice, da
sola, quale sia il modo migliore di utilizzarlo. Oggi, come nel Rinascimento, dobbiamo ancora
confrontarci con le conseguenze delle nostre scelte, con i bisogni delle
persone e con la responsabilità di decidere quali obiettivi perseguire. Sarebbe sbagliato attribuire a Leonardo
risposte già pronte per il XXI secolo. Il suo modo di ricercare, però, può
aiutarci a riflettere.
La competenza ci aiuta a capire che cosa
possiamo fare. La cultura ci aiuta a domandarci perché farlo, per chi e con
quali conseguenze.
È una distinzione che riguarda la tecnologia,
ma anche l'economia, la politica, le professioni e le decisioni della nostra
vita quotidiana.
Il vero progresso non dipende soltanto da ciò
che siamo capaci di inventare. Dipende anche dalla nostra capacità di
utilizzare le conoscenze per migliorare concretamente la vita delle persone.
Cultura che unisce: il significato di un
viaggio condiviso
Il viaggio a Firenze ha dato un significato
particolarmente concreto al tema scelto dal Rotary Club Locarno per l'anno
2026–27: “Cultura che unisce”.
Un'esperienza di questo tipo non si esaurisce
nella bellezza dei luoghi visitati o nel piacere di trascorrere qualche giorno
insieme. Il suo valore cresce quando la conoscenza diventa occasione di
confronto e quando ciò che abbiamo ascoltato continua ad accompagnarci anche
dopo il ritorno a casa.
La conferenza di Ruggiero ne è stata un
esempio. Ha permesso di guardare una figura universalmente conosciuta da
prospettive diverse, di scoprire aspetti meno noti della sua vita e di porre
domande che ci riguardano ancora oggi.
È anche un modo di vivere l'amicizia attraverso
un'esperienza intellettuale condivisa. Ascoltare, discutere e confrontare punti
di vista differenti arricchisce le relazioni e permette di conoscere meglio le
persone con le quali condividiamo interessi e impegno.
Nello spirito del Rotary, queste relazioni
hanno anche un valore più ampio. Il Club riunisce persone provenienti da
professioni, generazioni ed esperienze diverse, creando occasioni nelle quali
le conoscenze di ciascuno possono incontrarsi e completarsi.
Non ogni incontro culturale si trasforma
automaticamente in un progetto di servizio. Ma la capacità di ascoltare,
comprendere e mettere insieme competenze differenti è anche una delle
condizioni per affrontare meglio i bisogni della comunità.
È particolarmente importante quando si tratta
di sostenere i giovani, valorizzarne i talenti e offrire loro opportunità per
sviluppare le proprie idee. La cultura, in questo senso, non è separata
dall'impegno sociale. Può aiutarci a riconoscere meglio dove e come il nostro
contributo possa essere utile.
Il percorso culturale del Club aveva preso
avvio, pochi giorni prima della partenza, con la conferenza del professor
Jean-Jacques Marchand su Niccolò Machiavelli. Due protagonisti della stessa
Firenze rinascimentale ci hanno così accompagnato verso due questioni
complementari.
Machiavelli ci ha invitati a riflettere sul
potere, sulle istituzioni e sulla responsabilità di chi governa. Leonardo ci ha
portati a interrogarci sul sapere, sull'innovazione e sulla responsabilità di
chi immagina il futuro.
Nessuno dei due ci offre soluzioni già pronte
per il mondo contemporaneo. Entrambi, però, ci insegnano l'importanza di
osservare la realtà, cercare di comprenderla e non smettere di porci domande.
In fondo, Leonardo non vide mai realizzato il
suo ponte sul Corno d'Oro. Cinque secoli dopo, quel piccolo disegno ha però
riunito a Firenze un gruppo di persone, suscitando riflessioni che vanno ben
oltre l'ingegneria.
È forse una bella immagine di ciò che la
cultura può fare: non darci soltanto qualcosa da conoscere e ammirare, ma
aprire nuove possibilità di pensiero, di incontro e, talvolta, anche di azione.
Perché ciò che impariamo acquista un valore
ancora maggiore quando riusciamo a condividerlo e a trasformarlo in qualcosa di
utile per gli altri.
ISP